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Fotobiomodulazione

Che cos’è la fotobiomodulazione?

Lo abbiamo appreso dalle piante: la luce del sole è fonte di vita ed aiuta gli arbusti a rigenerare i propri tessuti attraverso un processo denominato fotosintesi clorofilliana. Allo stesso modo, la luce LED (Light Emitting Diodes) ad alta intensità può attivare dei meccanismi di biostimolazione nei tessuti umani.

A che cosa serve?

La biomodulazione, dunque, è un trattamento che prevede l’utilizzo di luce LED e si utilizza per diversi scopi tra cui:

  • Aumentare la circolazione sanguigna;
  • Accelerare la velocità di riparazione dei tessuti;
  • Uccidere i batteri che causano l’acne;
  • Diminuire le infiammazioni;
  • Eliminare le discromie della pelle e migliorare il suo aspetto;
  • Alleviare dolori legati all’artrite;
  • Ridurre la rigidità articolare.
 

Come funziona a livello biologico? Sostanzialmente le cellule assorbono la luce e la trasformano in adenosintrifosfato - nota come ATP - un composto chimico utile perché caratterizzato dalla presenza di legami fortemente energetici. Questo significa che la cellula può partire dall’ATP per dare energia ai propri processi metabolici e alla sintesi di DNA, RNA, proteine, enzimi e altri elementi necessari per il suo corretto funzionamento.

Generalmente, la fotobiomodulazione si utilizza nel settore sportivo per favorire il recupero muscolare - soprattutto in fase post-operatoria; in ambito beauty&wellness per il trattamento di acne e per stimolare la produzione di collagene, dunque, come tecnica anti-age.

 

 

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Fotobiomodulazione

Come avviene il trattamento

Esistono due tipi di fotobiomodulazione: generale e localizzata. Come si può intuire dal nome, la generale coinvolge tutto il corpo mentre quella localizzata si concentra su un’unica area.

Nel primo caso, il paziente viene fatto accomodare su di un lettino con degli occhialini scuri per evitare il contatto diretto con la luce LED. Nel secondo caso, invece, la luce viene applicata solamente sulla parte del corpo interessata. Generalmente la durata di una seduta si aggira tra i 25 e i 40 minuti.

Ogni tipo di pelle necessita di un’analisi per capire quale sia il colore più corretto da utilizzare. Generalmente, la luce blu va a colpire l’acne e a uniformare l’estetica della pelle; la luce rossa favorisce la produzione di collagene e riduce le rughe, mentre la luce verde viene utilizzata in ambito medico per ridurre infiammazioni, migliorare la circolazione, ridurre spasmi e rigidità.

Per quanto riguarda i trattamenti di fotobiomodulazione legati all’estetica e all’eliminazione di acne, è consigliabile rivolgersi ad un dermatologo per scegliere i prodotti più adeguati (come creme e detergenti) per la propria quotidiana cura della pelle in modo da mantenere i risultati raggiunti.

Per intensificare i risultati che riguardano il recupero muscolare è utile integrare la fotobiomodulazione con trattamenti di crioterapia o fisio-idroterapia. Se, invece, l’obiettivo è migliorare le funzionalità dell’apparato circolatorio è possibile associare questi trattamenti a pressoterapia o vacuumterapia. 

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Fotobiomodulazione

  • Esistono delle controindicazioni?

    La controindicazione principale quando si parla di fotobiomodulazione e, in genere, di trattamenti che prevedono l’utilizzo di luci ad alta intensità è sicuramente legata agli occhi. Mai guardare la luce direttamente. È sempre consigliabile l’utilizzo di maschere od occhialini appositi per evitare danneggiamenti alla retina. Come sempre, prima di procedere a questo tipo di trattamenti è bene consultare un medico. In generale, si evita di sottoporsi a fotobiomodulazione in caso di gravidanza, tumori, emorragie e uso di farmaci immunosoppressori.

  • Quando posso vedere i risultati?

    Questo varia a seconda della situazione di partenza o - detto in altro modo - della gravità della problematica di partenza. Per i trattamenti strettamente legati al mondo beauty, si possono già apprezzare i primi risultati dopo 24 ore dal primo trattamento. Tuttavia è sconsigliabile interrompere le sedute poiché le cellule hanno bisogno di tempo per stabilizzare i propri processi interni. Generalmente, ci vogliono dalle tre settimane ai due mesi in stretta relazione con la frequenza con cui si fanno questi trattamenti.

  • La fotobiomodulazione può migliorare le proprie performance atletiche?

    Attraverso il miglioramento della circolazione sanguigna, la fotobiomodulazione consente di portare più ossigeno ai muscoli e, di conseguenza, migliorare le proprie performance atletiche. Uno studio scientifico condotto su giocatori professionisti di calcio a 5, ha messo in luce come gli atleti sottoposti a fotobiomodulazione hanno avuto un tempo di permanenza sul campo maggiore rispetto a quelli che non hanno ricevuto il trattamento e sono stati in grado di percorrere distanze più lunghe.